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IL SAMPDORIANO - Come se nulla fosse. Meglio di prima

di Diego Anelli
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Siamo tutti d'accordo, 19 punti sono un magro bottino quando ti chiami Sampdoria e quando si hanno ben presenti le doverosi ambizioni e i legittimi obiettivi ai quali puntare quando ti chiami Sampdoria.

Detto questo, bisogna fare i conti con la realtà. Dopo un'estate paradossale caratterizzata dalla telenovela societaria e un mercato estivo nel quale abbiamo assistito a tre partenze nell'11 titolare e buona parte degli acquisti non hanno risposto alle cifre spese. Dopo sette giornate con la miseria di tre punti raccolti, mi sarei leccato le dita se al termine del girone d'andata mi avessero detto che avremmo portato a casa 19 punti, in pratica in linea con la tanto citata quota salvezza.

Siamo tutti consapevoli che se fosse stata sbagliata la scelta nella guida tecnica, o comunque il nuovo allenatore non fosse riuscito nel non semplice compito di rigenerare, tatticamente ma principalmente mentalmente una squadra scarica, demoralizzata, intimorita, spesso priva di reazione e in balia degli eventi, il baratro si sarebbe materializzato dietro l'angolo.

E invece i fatti stanno dimostrando tutta la bontà della scelta Ranieri, il quale, da tecnico capace, navigato e perfetto conoscitore delle dinamiche di uno spogliatoio, ha lavorato sodo senza vendere fumo, puntando, passo per passo ma concretamente, alla sostanza e alle priorità. La squadra doveva ritrovare equilibrio, un assetto difensivo, un modulo il più possibile congeniale alle proprie caratteristiche, aveva bisogno di riacquisire la consapevolezza nei propri mezzi, dimostrando come tutti coloro che per mesi ci davano già retrocessi, spacciati e completamente senza speranze ancora prima di iniziare il campionato avessero perso ottime occasioni per stare zitti.

Le carenze e le difficoltà della squadra non sono sparite di colpo, nessuno ha la bacchetta magica, ma dato che nessuno sta puntando all'obiettivo Europa ma “soltanto” all'obiettivo salvezza, considerare l'attuale organico tra i tre peggiori nella massima serie.... ho sempre fatto fatica a crederlo, o meglio mi sono sempre rifiutato a pensarlo. Non per tifo, né per partito preso, non per testardaggine, non per immotivato ottimismo. “Soltanto” per convinzione. Il clan di chi sostiene che la Sampdoria faccia punti solo perchè trovi avversari grammi oppure big stanche non passa mai di moda, come del resto perda punti per strada a causa del proprio scarso valore e non per l'oggettiva superiorità dell'avversario. Insomma i nostri meriti, piccoli o grandi che siano, non ci sarebbero mai.

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Ieri il Brescia ha dimostrato tutte le proprie fragilità in gran parte per merito della Sampdoria, non è stata una partita facile come potrebbe pensare chi non ha seguito l'andamento della sfida e si sofferma unicamente sul risultato. In termini di gioco è stata una delle nostre migliori prestazioni a prescindere dall'avversario, in passato in gare simili e contro avversari di quella portata avevamo fatto maledettamente fatica a creare gioco e renderci pericolosi. Tutto l'opposto ieri, proponendo gioco e collezionando occasioni in scioltezza e con una manovra corale, prima e dopo lo svantaggio. 

Già il loro goal ad inizio gara, in altri tempi e in altre circostanze avrebbe rischiato di tagliarci le gambe il fatto di passare in svantaggio nei primi minuti, alla prima occasione in una gara da vincere. E invece ieri, come se nulla fosse abbiamo continuato a giocare nella stessa maniera, con la stessa libertà mentale mostrata al fischio d'inizio, forse giocando perfino meglio. Liberare il gruppo dai propri fantasmi, l'ennesimo, il pesante, il più importante risultato ottenuto dalla gestione Ranieri.

Fatta eccezione per l'inizio ripresa nel quale Balotelli ha sfiorato il 2-2 in un paio di occasioni, abbiamo dimostrato per lunghi tratti la nostra superiorità tecnico – tattica, mettendo in evidenza tutte le difficoltà delle Rondinelle. In conferenza pre gara mister Corini lo aveva sottolineato, la Sampdoria ha altri valori ma la classifica dice che si tratta di uno scontro diretto. Dovevamo fare i conti con la classifica, non con i discorsi. E abbiamo compiuto i fatti, quelli che contano.

Concludo, soffermandomi un attimo sull'ennesima straordinaria prova offerta dalla Gradinata Sud. Alla vigilia un'intervista dell'indimenticabile David Platt ai microfoni degli UTC ci aveva riportato dinanzi agli occhi quelle emozioni, sensazioni, immagini, ricordi mai usciti dai nostri cuori. È vero, era una Sampdoria lontana anni luce, altri pianeti rispetto all'attuale valore del club blucerchiato, ma l'amore, la passione, l'attaccamento ai nostri colori sono rimasti intatti nella tifoseria. Quell'intervista ha ribadito alcuni concetti basilari; chi ha indossato la nostra maglia e ha vissuto certi momenti mai si dimenticherà di quel filo che ci lega, chi è su quei gradoni non lascerà mai solo il Doria. 

Ieri il goal ospite ha rappresentato una doccia fredda, gelata soltanto per qualche secondo, dopo di che eravamo già pronti a far tremare i muri, a spingere i ragazzi, come dire abbiamo preso un pugno, forse inatteso, ma anche per questo sarà ancora più difficile abbatterci e metterci k.o. al tappeto. Si dice spesso che la Sampdoria non sarebbe abituata a lottare per salvarsi, forse i più giovani direbbero rappresenti la verità, chi ha i capelli bianchi si ricorda  di altre epoche. Questa Sampdoria ha ancora più bisogno di noi, noi lo sappiamo e non vediamo l'ora di sostenerla.

Come nulla fosse, o forse meglio dire, meglio di prima. Brividi.

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