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SAMPDORIA GONFIA LA RETE – Un lampo, poi il buio. Ben venga una Torre(grossa)

di Serena Timossi
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© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Se la nostra analisi della prestazione del reparto avanzato dovesse limitarsi alle sole partite con Roma e Inter, nel complesso la valutazione sarebbe più che positiva: di fronte alle squadre che navigano stabilmente nelle placide acque dell’alta classifica, l’atteggiamento tattico della Sampdoria attendista, baricentro basso e  ripartenze rapide – conduce a risultati proficui, spesso impronosticabili come accaduto con i nerazzurri e, in precedenza, con Lazio e Atalanta. Questo tipo di fisionomia di gioco, tuttavia, mal si sposa con le squadre di media e bassa classifica, più compatte e arcigne, meno inclini a giocare il pallone alzando il baricentro. Laddove l’avversario concede poco spazio, adottando un atteggiamento speculare o mettendo in campo una garra maggiore, la Samp inevitabilmente va in affanno, non riesce a rendersi pericolosa e nella maggior parte dei casi paga a caro prezzo le leggerezze difensive.

Al Picco, lo Spezia non ha faticato troppo per ottenere i tre punti: sono bastati organizzazione tattica per chiudere gli spazi, maggiore precisione nei passaggi e quel tanto di grinta che basta a mettere in allarme l’avversario. Al contrario, la Samp ha perso la maggior parte dei duelli, arrivando sempre seconda sul pallone e non riuscendo mai a detenere il pallino del gioco. Va da sé che l’attacco abbia risentito pesantemente della mancanza di filtro a centrocampo e Keita si sia ritrovato in una condizione familiare a Quagliarella, partito dalla panchina: isolato, ridotto a pressare alto, spesso spalle alla porta dando il tempo al proprio marcatore di prendere le adeguate contromisure. Il contropiede ha funzionato in una sola occasione, la splendida azione del goal, con il maghetto Damsgaard pronto ad agitare la bacchetta, l’ennesimo assist stagionale di Jankto e la volée scenografica di Candreva. Un lampo, poi il buio. Nella ripresa il movimento sulle fasce si è fatto minore, la Samp asserragliata nella propria metacampo e sotto ritmo, mentre i cambi sono giunti tardivamente. I dieci minuti che separano dal triplice fischio sono un tempo esiguo per sparigliare le carte inserendo trequartisti che in parte avrebbero potuto dare inventiva ad una manovra senza idee.

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Eppure, qualche giorno prima ci trovavamo ad elogiare la Samp cinica e chirurgica capace di vincere con l’Inter, sotto il segno di un duo offensivo allora inedito – Keita supportato da Damsgaard – con l’ex nerazzurro devastante in contropiede e letale come un cobra al primo pallone utile. Persino la sconfitta con la Roma aveva dato buoni segnali perché, nonostante il forcing giallorosso, a sprazzi nel primo tempo la squadra di Ranieri era riuscita ad affacciarsi nell’area avversaria contro un’avversaria di caratura superiore.

La strada scelta da Ranieri ricorda il calcio che fu, quello che un tempo si chiamava catenaccio, con la squadra dietro la linea del pallone e il ricorso all’unica arma del contropiede. Per chi amava il calcio di Giampaolo, fatto di possesso palla e costruzione avvolgente della manovra, quasi un elettroshock, eppure la scorsa stagione è stata proprio questa tattica a portarci alla salvezza. Restano, tuttavia, dei dati oggettivi: appena il pressing viene meno, il gioco latita e sono davvero troppi i punti persi contro le dirette concorrenti. Senza nulla togliere ad un tecnico d’esperienza come Ranieri, qualcosa nelle partite fondamentali lungo il cammino salvezza non funziona, soprattutto nell’interpretazione del proprio potenziale offensivo. Arriviamo dunque agli interrogativi: siamo certi che questa squadra, di fronte a compagini “alla propria portata” non possa schierare due punte di ruolo, provando a creare qualche pericolo in più, anziché affidarsi ad un centrocampista avanzato che provi ad imbeccare l’unico attaccante dalla trequarti?

Nell’ottica di creare alternative e di inserire in rosa giocatori dotati di “fame” di risultati, l’arrivo di Torregrossa può essere prezioso: una punta da area di rigore, che a gara in corso potrebbe aiutare la Samp a sfruttare meglio i cross di Augello, Jankto e Candreva, sovente facili prede dei difensori avversari. Ben venga un giocatore che possa fare valere i propri centimetri svettando in area di rigore e che abbia la personalità di calciare da fuori (l’ex giocatore del Brescia è dotato di un tiro potente dal limite dell’area), rimpolpando il reparto in attesa del rientro di Gabbiadini. In ogni caso, prima di tracciare un bilancio definitivo, attendiamo che il trittico di gare salvezza si concluda e tireremo le somme dopo le partite con Udinese e Parma che, questa volta, la Samp non può permettersi di interpretare in maniera passiva.

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Lunedì 25 gennaio 2021
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