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1946: i Capitani della Sampdoria (2° parte) e altre storie blucerchiate

di Guido Pallotti
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ADRIANO (NANO) BASSETTO: acquistato dal Vicenza assieme a OSVALDO FATTORI, per un’alta cifra, tanto che la neonata Sampdoria fu nominata la squadra dei milionari, anche se, l’anno successivo Fattori giocava già nell'Inter. Nano Bassetto vestì la fascia dal 1951 al 1953, però giocò nella Samp, per ben 196 incontri segnando 93 reti con una media di 0,475, quasi un gol ogni dure partite. Media gol, però battuta e credo rimanga ancora la più alta da Eddie Firmani 83 partite con 52 gol, media 0,627. Il record di gol segnati da Bassetto nella Samp resistette quasi 40 anni, battuto da un certo Roberto Mancini; la partita successiva a Marassi, Bassetto era presente in zona panchine per passare il simbolico testimone a Bobby gol. Adriano Nano Bassetto passò nel ’53 all’Atalanta dove giocò per quattro stagioni, segnando ancora molto: 56 gol in 125 partite, malgrado si stesse trasformando in regista, ruolo col quale disputò 3 partite ne 1954 – 55, nella Nazionale Italiana. Nei due anni che Nano la tenne, la fascia, in sua assenza, la vestì pure:  

RENATO GEI: mediamo mezzala con lunga militanza nella Fiorentina, giunto all'età giusta, 27 anni, al Doria nel ’49 per rimanervi fino al ’53 segnando 44 reti in 149 incontri. Il 1953 fu l’anno in cui entrambi emigrarono altrove: Atalanta Bassetto, Brescia Gei. Il campionato successivo 1954 – 55, vide il ritorno del transfuga:

GIUSEPPE PINELLA BALDINI, che dopo un breve soggiorno al Genoa, in compagnia del portiere Bonetti, nella stagione 1950 – 51, con immediata retrocessione dovuta all'ultimo posto in classifica, passò per altre due al Como, prima di riapprodare alla Samp, dove saltuariamente mise la fascia al braccio sinistro, alternandosi con:

GIOVANNI BALLICO: al Doria dal ’47 al ’54, mediano che all'occorrenza vestì altri ruoli difensivi, ex SPAL, approdato alla Samp in sostituzione del mediato Osvaldo Fattori, passato all’Inter e nel 1953, un altro forte numero 4: Guglielmo Opezzo andò alla Juve che mandò in blucerchiato il danese Karl Hansen, e:

GIACOMO MARI: che per palmares calcistico e carisma: vincitore di due scudetti coi bianconeri torinesi, con otto presenze in nazionale, le fu affidata dal secondo anno ’53 – ’54 e per quello successivo, la prestigiosa fascia di capitano, che passo nel ’56 a:

GIUSEPPE FARINA: terzino destro proveniente dal Torino, che con la Samp disputò 4 campionati e una sola presenza, nel ’56 in nazionale, insieme a lui debuttarono i blucerchiati: Tortul, Agnoletto, Firmani, solo quest’ultimo proseguì con altre convocazioni, la carriera in azzurro.  Ho nitido il ricordo di Giuseppe Farina che subito dopo che il bolognese Randon, segna la rete dello 0 – 1, fugge, lasciando incomprensibilmente la squadra in 10, allora non c’erano le sostituzioni, e imbocca il sottopassaggio, per gli spogliatoi, che si trovava sull'angolo destro del campo da gioco, visto dalla Sud. Solo a sera si seppe che mentre lui giocava, sua moglie stava morendo di parto, mi pare nel vicino Ospedale Galliera. Il suo ritorno al Torino avvenne nel campionato seguente e capitano del Doria diventò:

ERNST OCWIRK: arriva ormai trentenne alla Sampdoria, dall'Austria Vienna, squadra con la quale aveva disputato 212 partite segnando 30 gol; centromediano metodista (regista) d’internazionale valore, che insieme al bianconero juventino Boniperti, aveva fatto parte di una rappresentativa europea contro l’Inghilterra. Mi piace ricordare questa partita, tratta da Wikipedia, pur se esula dal contesto dei capitani della Sampdoria:
Il 21 ottobre del 1953, la Federcalcio inglese festeggiò i 90 anni con una partita contro il Resto dell’Europa a Wembley. Un primo tempo che vide The Rest (il resto) chiudere in vantaggio per 3-2. La partita finì poi 4-4 perché l’arbitro gallese s’inventò un rigore. Boniperti e Beara, il portiere jugoslavo si scagliarono inutilmente contro l’arbitro: fu sir Alf Ramsey che trasformò la massima punizione e sancì 4-4 finale. Boniperti e gli altri si arrabbiarono ancora quando venne loro consegnato un orologio che sul quadrante riportava England-The Rest. Così, semplicemente il Resto, una cosa che faceva molto Impero.
England: Merrick, Ramsey, Eckersley, W. Wright (capt.), Ufton, Dickinson, S Matthews,
Mortensen,  Lofthouse, Quixall, Mullen;  c.t. Winterbottom.
Europa:  Zeman (Austria, nel secondo tempo Beara, Jugoslavia), Navarro Spagna), Hanappi( Austria), Cajkowski ( Jugoslavia), Posipal (Cecoslovacchia), Ocwirk (capt. Austria), Boniperti (Italia), Kubala (Spagna, ma aveva già giocato con Ungheria e Cecoslovacchia), Nordahl (Svezia, che giocava nel Milan), Vukas (Jugoslavia), Zebec Jugoslavia).
Marcatori: Mullen 2, Mortensen, Ramsey per l’England. Boniperti 2, Kubala 2 per the Rest.
 

Ocwirk (Ossi) per i tifosi, rimase alla Samp da capitano fino alla conquista del quarto posto del 1961. Pare che poi l’allora allenatore Monzeglio volle che fosse ceduto perché, da autentico allenatore in campo e nello spogliatoio, offuscava la sua autorità. A Monzeglio subentrò Lerici, che fu esonerato nel campionato 1962 – 1963 e sostituito da Ernst Ocwirk, che guidò la Samp anche nel seguente campionato, finito con la salvezza nello spareggio di Milano contro il Modena. Nel torneo successivo 1964 – 65, malgrado una partenza sprint, fu sostituito verso la fine da Baldini, col Doria in situazione precaria che si salvò all'ultima giornata, con uno 0 – 0 a Bergamo. Cinque degli undici titolari di quella straordinaria Sampdoria del quarto posto: Bardelli (Rosin); Vincenzi, Marocchi; Bergamaschi, Bernasconi, Vicini; Mora (Lojodice), Ocwirk, Brighenti, Skoglund, Cucchiaroni, morirono ancora giovani e altri giovanissimi: Guido Vincenzi (SLA a 65 anni) – Paolo Marocchi a 62 anni, ha giocato 11 campionati nel Doria proveniente dalle giovanili – Bruno Mora a 49 anni dal ’57 al ’60, proveniente dalle giovanili, ceduto nell’anno del quarto posto, nel mercato di gennaio alla Juve, in cambio di Lojodice… chissà se fosse rimasto : Ernst Ocwirk di SLA a 53 anni  – Naka Skoglund mancato a 46 anni, per gravi problemi personali, dal 59 al ’62 alla Samp, proveniente dall’Inter. In un’amichevole in notturna il primo di giugno del 1960, la Samp vinse per 4 – 0 contro il Barcellona dell’allenatore Elenio Herrera, quest’ultimo passato all’Inter, segnalò al presidente Moratti il biondino funambolo (Naka Skoglund), come possibile acquisto; pare che Moratti gli avesse detto: «Me lo sono tolto dalla disperazione pochi anni or sono». – Ernesto Bernardo (Tito) Cucchiaroni 44 anni a Misiones Argentina, a causa di un incidente stradale). Dopo l’esilio di Ocwirk la fascia passò a:

GAUDENZIO BERNASCONI: soprannominato l’Orsacchiotto giunse dall’Atalanta nel 1954 e rimase alla Samp fino al 1965 con 334 presenze e zero gol; prima eclettico centromediano, poi libero giocò 6 partite nella nazionale maggiore e 2 nell’under 21. Un ricordo che dimostra la sua Sampdorianeità è la frase detta alla fine dell’ultima partita del campionato 1964 – ’65, quando il Doria si salvò con lo 0 – 0 a Bergamo: «Adesso mandatemi pure in pensione, che il mio dovere l’ho fatto!». Nel campionato seguente, quello della prima retrocessione, capitano diventò:

GUIDO VINCENZI: giunto dall’Inter nel 1958, rimase fino al ’69 con 297 presenze e 7 reti, prima terzino poi libero, vanta pure 3 presenze in Nazionale. Dopo il trionfale campionato di serie B, al ritorno della squadra in A pare sia stato lui stesso a cedere la fascia di capitano a:

MARIO FRUSTALUPI: dal 1960 alla Sampdoria, vi rimase, salvo l’anno 1961 – ’62, quando andò in prestito all’Empoli, fino al 1970 per poi passare all’Inter, squadra dalla quale venne Luisito Suarez. Marietto rimase coi nerazzurri due stagioni per poi approdare alla Lazio, 88 presenze e 2 gol, squadra con la quale vinse lo scudetto nel 1974. Regista nato, cresciuto alla scuola di Ocwirk, calamitava un’infinità di palloni che immediatamente smistava al compagno meglio piazzato. 364 presenze e 34 gol in serie A delle quali 202 partite e 22 reti nel Doria. Perse la vita a soli 48 anni in un incidente stradale. Ricordo che in un’intervista dichiarò che considerava la buonanima di Giancarlo Salvi ed Ermanno Cristin alla stregua di fratelli.
Suo figlio Nicolò è il fido vice allenatore di Mazzarri. Dopo di lui, la fascia l’ereditò:

GIANCARLO SALVI: detto il “golden boy”, nato a Dego in provincia di Savona nel 1945 fece tutta la trafila nelle giovanili della Samp per debuttare nella stessa nel campionato 1963 – ‘64 con complessive 22 partite e 4 gol uno dei quali, preziosissimo quello segnato nello spareggio contro il Modena che valse la permanenza in serie A, l’altra rete la segnò Paolone Barison. Il campionato seguente passò al Milan dove disputò solo 2 incontri, chiuso dal divino Rivera allora ventunenne; fu riscattato l’anno seguente alle buste e nel Doria disputò altre 269 partite con 46 reti, 17 delle quali nel campionato di B.  Un po’ osteggiato sia da l’allenatore Heriberto Herrera e in seguito da Bersellini, nel 1976 passò al Lanerossi Vicenza, compagine nella quale si tolse le soddisfazioni che meritava, vi rimase 3 anni disputando 94 partite con 6 reti. A 34 anni si ritirò dal calcio giocato ed entrò nei quadri dirigenziali del Vicenza, nel mentre intraprese la carriera imprenditoriale in società con l'ex compagno biancorosso Paolo Rossi. Un aneddoto che dimostra la bontà di Giancarlo: alcuni anni orsono, il suo primo tifoso Felice O. stava morendo, il sottoscritto allora tramite la madre del calciatore, riuscì a far avere a Salvi il numero di telefono di Felice, che ricevette fra le lacrime d’entrambi, come mi dissero i suoi figli, la telefonata del suo idolo.


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